Fauna

Questo lembo incontaminato di Sicilia ospita da solo tutte le specie di mammiferi che popolano l'isola, quasi il 70% delle specie di uccelli nidificanti ed il 60% delle specie di invertebrati siciliani.Tra queste sono comprese molte specie rare e protette, alcuni fossili viventi e numerosissimi endemismi tra cui il Parnassius apollo di Sicilia, una farfalla esclusiva delle zone più alte delle Madonie

La fauna dei mammiferi delle Madonie annovera diversi ordini. Tra i carnivori la Volpe e la Donnola sono oggi i più comuni. Meno frequenti, sebbene non rari, sono il Gatto selvatico e la Martora. Ad eccezione della Volpe, che ormai vive quasi a contatto con i centri abitati, è molto difficile osservare queste specie in natura perchè sono animali molto timidi e sfuggenti ed inoltre di abitudini notturne. Sono i principali predatori dell'area, che danno la caccia a animali di piccola taglia come roditori, rettili, insetti e piccoli uccelli. Ma tutti non disdegnano all'interno della loro dieta una piccola quantità di frutti.

Altro ordine di mammiferi presenti nel parco è quello dei roditori. Quando si parla di questi animali si pensa ad esemplari di piccole dimensioni, ma in realtà all'interno del nostro territorio, ne è presente una specie molto originale per forma e dimensione che è l'Istrice o cosiddetto Porcospino. Di indole anche lui notturna, vive durante il giorno all'interno delle profonde tane che riesce a scavare con le sue potenti unghie. Difficile da vedere ma è facile potersi imbattere nelle sue tracce rappresentate dagli aculei bianchi e neri che presenta sulla sua coda e che utilizza per difendersi dai predatori. Queste armi di difesa però sono inutili contro l'unico pericolo presente nel Parco cioè l'uomo, che lo caccia per la bontà delle sue carni pur se difeso dalla legge venatoria vigente.

I piccoli roditori del bosco invece sono rappresentati sopratutto dal Ghiro e dal Moscardino. Il primo è praticamente lo scoiattolo siciliano, lo si riconosce dal colore grigiastro del pelo e dalla lunga coda folta e nera. E' un grande dormiglione diurno mentre nelle ore notturne va alla ricerca di cibo. Al sopraggiungere della stagione fredda si ritira in una tana ricavata tra le radici di un albero o sotto le rocce e vi trascorre l'inverno. Il Moscardino invece è un piccolissimo roditore di colore rossiccio, anche lui con la coda pelosa anche se meno folta del Ghiro, è molto meno comune e costruisce piccoli nidi a forma di palla tra i cespugli di qualche arbusto.

Il Riccio, che quasi tutti accomunano ai roditori, fa parte invece dell'ordine degli insettivori. Infatti si nutre moltissimo di questi animali ma la sua dieta è composta anche di piccoli rettili e di vipere, che riesce ad uccidere con un assestato morso sul collo, mentre si difende dal loro letale veleno grazie alla sua corazza di spine che copre tutta la parte dorsale del corpo.

Altro ordine molto ricercato dai cacciatori è quello dei Lagomorfi di cui fanno parte la Lepre ed il Coniglio selvatico. Molto diversi tra loro, il primo molto più mobile non costruisce tane ma piccoli rifugi diurni, il secondo è molto più comune, di indole stanziale ed infatti non si sposta più di un raggio d'azione di 500 m dalla tana che scava in profondità nel terreno e dove vive in colonie.

Nelle Madonie è molto significativa anche la presenza degli uccelli; tra le specie rare restano ancora oggi da ammirare l'Aquila reale e la più piccola Aquila del Bonelli, di cui rimangono gli ultimi esemplari. La prima è l'incontrastata regina dei cieli madoniti con i suoi quasi 2m di apertura alare. L'Aquila del Bonelli è un simbolo della Sicilia perchè in Italia questa specie riesce a sopravvivere solamente sull'isola, infatti essendo molto rara è sempre soggetta al bracconaggio. Entrambe vivono in territori sovrapposti e fanno il nido su pareti rocciose inaccessibili.Tra i rapaci diurni le Madonie ospitano oltre alle imponenti Aquile anche i più piccoli Falchi. Tra questi il più conosciuto è sicuramente il Pellegrino, il velocista dei cieli. Quest'esemplare riesce infatti a raggiungere i 250 km/h in picchiata, fiondandosi su altri piccoli uccelli passeriformi e catturandoli con i possenti artigli prima che tocchino terra. Molto simili al Pellegrino vi sono i falchi Lanario e Lodolaio. Ma i più comuni tra quest'ordine di rapaci sono la Poiana, di dimensioni ragguardevoli e il Gheppio che invece presenta una particolare tecnica di caccia detta "Spirito Santo", che consiste nel rimanere sospeso in aria per poi fiondarsi sulla preda.

L'avifauna dei rapaci notturni madoniti conta la scomparsa, come anche nel resto dell'isola, del Gufo reale. A rappresentare questo gruppo di animali rimangono però l'Allocco nei boschi di alta montagna, il Gufo comune e la Civetta nelle zone più aperte fino ai 1700 m ed il Barbagianni e l'Assiolo alle quote più basse, che sono oltretutto i più riconoscibili: uno per il classico colore bianco della parte ventrale del corpo e per la tipica faccia a forma di cuore, mentre l'altro riconoscibile dal verso inequivocabile "chiù" che è anche il suo nome dialettale.

Numerose sono le specie poi legate alla macchia ed al bosco, tra cui il gruppo delle Silvie che prende appunto il nome dal latino silva ovvero selva: Cinciallegre, Cinciarelle, Cince more, Sterpazzoline, Capinere, Occhiocotto, Codibugnolo, Merli, Fiorrancini e Scriccioli. Sono prevalentemente specie insettivore, tutte caratterizzate quindi dall'avere un becco sottile ed appuntito utile per catturare i piccoli insetti. In genere sono specie che non si osservano con facilità, ma la loro presenza è tradita dai tipici versi che emettono e sopratutto dal canto melodioso.

Alcune specie invece perlustrano continuamente ogni parte degli alberi, cercando e consumando una grande quantità di insetti. Si tratta di Picchi e Rampichini, tra cui il più specializzato è il Picchio rosso maggiore, caratterizzato dal suo cranio molto robusto capace di resistere ai potenti tambureggiamenti, utili per saggiare le parti meno buone del legno dove sono allocate le gallerie di larve di insetti che rosicchiano l'albero.

Negli ambienti rocciosi si possono osservare Passeri solitari,due specie di Zigoli, il Codirosso spazzacamino ed il simpatico Saltimpalo. Sopra i 1400 metri invece possiamo trovare i rari Codirossone ed il più comune Culbianco. Ma la vera regina incontrastata delle vette e dei valloni rocciosi delle Madonie è stata, e dovrebbe continuare ad essere, la Coturnice, ormai quasi scomparsa in molte aree della Sicilia ma ancora presente in queste montagne, anche se il numero degli esemplari è diminuito esponenzialmente negli ultimi anni per colpa di diverse cause legate all'uomo e per l'eccesiva presenza di Suidi nei suoi territori, che divorano le uova e distruggono i nidi che lei costruisce per terra generalmente alla base di un grosso cespuglio. Infine le quote più elevate sono popolate dai grossi Corvi imperiali e da stormi di Gracchi corallini.

Nei paesi madoniti caratterizzati da tetti e falde spioventi, nel corso dei secoli si è insediata un'avifauna detta opportunista, che riesce a sfruttare la vicinanza all'uomo per l'alimentazione ed una sicura riproduzione. Tra queste specie delle zone urbane, al primo posto troviamo il Piccione selvatico. A seguire, in ordine d'importanza numerica, vi sono gli Storni neri, che si riescono a trovare in gran quantità sui viadotti delle autostrade che hanno sfruttato come luogo di riproduzione. Dall'inizio della primavera, i nostri borghi vengono visitati dal Balestruccio, una piccola specie di rondine, che costruisce il nido sotto i balconi ed i cornicioni con un impasto di fango, dandogli una forma completamente a palla.

Per quanto riguarda i Rettili sono tre le specie di lucertole che popolano le Madonie: il Ramarro, la Lucertola campestre e la Lucertola siciliana, quest'ultima, come dice il suo nome, esclusiva della nostra isola. Il Ramarro lo si riconosce per il suo colore verde intenso delle parti superiori, con le parti inferiori giallastre e la gola blu, molto evidente nei maschi nel periodo primaverile. La lucertola più comune sul territorio è quella campestre, facilmente riconoscibile per il colore verde reticolato su fondo nero del dorso. La lucertola siciliana invece è più esile nelle forme ed ha una colorazione più uniformemente verde con due strie trasversali chiare sul dorso. A differenza della prima che frequenta sopratutto pietraie e muretti a secco posti ai margini dei prati alle quote più elevate, la seconda è invece localizzata nelle zone di minore altitudine .

Sulle Madonie non è raro incontrare anche il Gongilo ocellato e la Luscengola. Il primo è popolare tra i contadini delle nostre campagne dove è noto con il nome dialettale di "tiru". Il Gongilo ha una forma tozza, con zampe corte, ricoperto da squame molto lisce e lucide. La Luscengola ha abitudini più montane dove frequenta prati erbosi e pascoli. Il suo corpo a confronto con il Gongilo è molto più esile ed allungato, e le sue zampe sono pressoché atrofizzate, facendo si che abbia dei movimenti serpentiformi. Tra i sauri troviamo anche il comune Geco, dall'aspetto non bellissimo ma che possiede l'abilità di arrampicarsi su qualsiasi tipo di superficie, grazie ad un organo adesivo situato nella faccia inferiore delle larghe dita.

Per quanto concerne i serpenti sono indubbiamente i rettili meno popolari. Nelle Madonie ne vivono diverse specie come: il comune Biacco, il Saettone, la Coronella o anche detto Colubro liscio, la Biscia d'acqua o Natrice e la temuta Vipera, l'unico serpente velenoso delle nostre zone, e quindi il più pericoloso. Essa morde solo se messa alle strette, ma il suo morso è mortale per esemplari di piccole dimensioni, mentre non lo è per l'uomo. Altri rettili madoniti sono le ormai rare e localizzate Tartarughe terrestri , la cui alta mortalità è legata agli eccessivi e ripetuti incendi ed alla impossibilità di difendersi attivamente .

Poche sono invece le specie di Anfibi. A parte i comuni Rospi e le Rane verdi, si può incontrare qualche Discoglosso, che prende il nome dal greco: animale provvisto di una lingua subrotonda.

Sono ormai scomparsi il Lupo ed il Cervo, un tempo ben diffusi come testimoniano alcuni toponimi. Il primo a causa della troppa paura dell'uomo nei suoi confronti, ed il secondo per le eccessive cacce dell'epoca borbonica e del bracconaggio, ma entrambe le specie hanno risentito sopratutto dell'eccessivo depauperamento dell'originaria copertura boschiva.

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Nome: Associazione Vivi le Madonie
Soci fondatori: V. Lo Mauro, G. Macaluso, L. Collesano
Data di fondazione: 2014
Sede legale: via Sallinella 199, 90026 - Petralia Soprana (Pa)
C.F: 96024180828
P. IVA: 06371370823